Attraverso l’uomo… Come spiegare tutto ciò che siamo, tutto ciò che proviamo, la marea di avvenimenti che accadono e ci cambiano…alla fine nulla è sempre uguale a se stesso. Però c’è bisogno di comprendere, di carpire chi siamo, cosa ci accade; l’artista cerca di rispondere a se stesso e agli altri non solo col pensiero, ma usando strumenti materiali, con cui esprimere tutte le sfere della persona, la sua totalità. Scolpendo si creano forme, palpabili, esistenti, non si conosce più solo con la ragione, con la vista, ma con il tatto con tutto il nostro corpo, l’invito è a non contemplare e immaginare, ma avere a che fare con qualcosa che ha tutte le caratteristiche del reale. Carlo Malandra approda con le ultime opere a forme tra architettura e scultura, nella dimensione dell’installazione, cerca un contatto coinvolgente per esprimere concetti universali, frutto della sua riflessione artistica. Sintesi di interiorità e apertura al mondo, l’artista comunica ciò che ha conosciuto dell’uomo. Raggiunge la creazione di un’esperienza artistica fatta per essere vissuta: percepita attraverso un’esplorazione che ne comprenda il dialogo interno tra le parti e l’insieme che parla al cuore e al pensiero. Nelle precedenti opere scultoree ha scoperto la strada espressiva del segno, ciò che è l’essenza libera del disegno, trasformato in qualcosa di molto leggero, ma allo stesso tempo consistente. Metallo che attraversa e fende lo spazio, con linee che stuzzicano la mente nel gioco della costruzione della figura, nel piacere di vederle librare e continuare oltre i loro confini materiali. La figura così emerge, viene evocata, non si impone con una “faccia” univoca. Nasce da un processo scultoreo istintivo e libero, come poteva essere la composizione dei disegni di Degas e Giacometti, con contorni non definiti, alla ricerca dell’espressione del movimento esteriore e interiore. Sculture che si ispirano a ballerine esprimono la capacità di sollevarci, anche col corpo e diventare leggeri contro ogni pesantezza. La libertà delle linee diventa metafora dell’energia, quella che si scatena nella danza, che ognuno ha dentro di sé e spinge il corpo a diventare emozione, spirito. Non solo scultore, ma anche artista che dipinge sfruttando diversi materiali, incisore e grafico. La sperimentazione nell’ambito scultoreo lo porta ad unire bronzo e vetroresina, per esprimere l’ambizione dell’uomo alla perfezione. In un discorso incentrato sull’esperienza umana Ulisse e la ricerca della spiritualità rappresentano due passaggi cruciali. Il primo Ulisse è quello che lotta a Troia nella Grecia degli eroi, dell’onore, e della vergogna, in cui i segni esteriori delle armi sono essi stessi i valori fondamentali dell’uomo. Questo Ulisse non ha nulla di diverso da Aiace e Achille, mette le sue notevoli abilità al servizio della conquista di città inespugnabili. La sua avventura però continua, non si conclude con Troia, nel viaggio di ritorno diventa il simbolo dell’uomo che va oltre le conquiste esteriori e procede portando con sé non più armi, ma solo se stesso. E’ così che può raggiungere le conquiste più importanti: la conoscenza di sé, per cui non occorrono onore e vergogna, scudo e spada, ma l’accorgersi del vivere, di sé, dell’altro, del cambiamento... Un Ulisse ritratto in due sculture, le più contemporanee per mezzi e linguaggio, eppure dal contenuto così antico, ma evidentemente così attuale. L’inizio dell’esperienza scultorea e della riflessione sul cammino dell’uomo, sul suo scorrere e vivere parte da un’assenza di movimento: due momenti in cui la staticità esteriore diventa corpo tangibile attraversato dal flusso delle emozioni e dei pensieri. Sono due momenti di isolamento dal mondo, di tuffo nell’interiorità della mente e del cuore, momenti ed opere fondamentali per la ricerca di un contatto col mondo e la sua espressione, che può partire solo dopo la consapevolezza del contatto con se stessi. Questa intimità rende le opere più immediate e vicine a ciascuno, espressione semplice e profonda di ciò che ci anima, ci unisce e ci fa muovere nel “viaggio”. Francesca Viganò |